C’è chi i piedi li adora completamente nudi, ornati solo dallo scarlatto smalto sulle unghie. C’è chi li preferisce velati da una calza, ombra leggera da lacerare al momento giusto. Chi preferisce annusare sotto le piccole dita l’afrore della pelle calda e chi preferisce essere stuzzicato da piedi immacolati con dolce e lenta crudeltà. C’è chi, invece, preferisce esserne calpestato, ammirando come quella dura mascolinità venga schiacciata dalla rosea intensità della sottomissione. C’è chi nasconde questo desiderio nella propria timidezza, e d’estate cammina a testa bassa dardeggiando con lo sguardo tra colli del piede, dorsi e ditini. E infine c’è chi, più sfacciatamente, trascorre intere feste kinky a tinteggiare di saliva le morbide estremità di signorine sul divano. Qualunque sia la forma di adorazione nei confronti del piede, si tratta ormai di un gusto kinky talmente diffuso e pop da essere praticamente mainstream. Ed è un bene, perché è giunto il momento di democratizzare i gusti sessuali e i feticismi. Per questo, anche se ad oggi prevale il feticismo per le tette grandi, non crocifiggeremo come “strano” chi è legittimamente feticista di altre parti del corpo, come le ascelle o i piedi. Tutte le parti del corpo hanno ugual diritto a far sgorgare eccitazione tra le gambe del popolo! Al punto che persino il nostro Rocco nazionalpopolare, nella sua ampia cinematografia, non disdegna mai di baciare, leccare e annusare estremità femminili mentre trapana le colleghe. Una grande mano a democratizzare l’adorazione dei piedi ce l’ha data Tarantino, che non manca mai di inserire un primo piano di piedini, magari con l’aggiunta di una gustosa leccata, in momenti completamente a cazzo. Ma non è da Tarantino che si origina l’erotismo del piede, bensì dalle pratiche paleo BDSM che popolano la primissima e magnifica cristianità, ricca di frustate, crocifissioni e martiri vari. Nella Bibbia i piedi, essendo la parte del corpo umano più vicina alla terra, erano associati all’inferno, al punto che lo stesso diavolo lo si riconosceva dai piedi, spesso raffigurati come caprini. Da questo, i primi esempi di una considerazione torbida del piede femminile li troviamo nelle iconografie cristiane dove le madonne schiacciano con la pianta nuda il demonio incarnato in un serpente, senza considerare la public humiliation del rito della Lavanda dei Piedi del Giovedì Santo. La prima comparsa, però, di un’ode all’adorazione dei piedi la dobbiamo al poema erotico del 200 d.C. di Filostrato, definito “stravagante amante della crudeltà”, che si rivolge a una donna dalle belle estremità esortandola così: “Non coprire i tuoi piedi, affinché chi ti ama possa baciarli”. Quasi in contemporanea, ma dal lato opposto del mondo, nel testo sacro della religione induista Skanda Purana, viene esplicitamente descritta l’eccitazione provata dal dio Brahma alla vista dei superbi piedi della dea Parvati. Sono anni in cui in tutto l’oriente si apprezza la melodia dei piedini, ma con una stonatatura: nella Cina del X secolo, il crudele standard di bellezza prevede che la lunghezza del piede non superi i 10 cm e questo conduce alla dannosa pratica della fasciatura del piede, detta Fiore di Loto, che lo deformava per mantenerlo piccolo. Anche in India, nel Medioriente e nell’Africa settentrionale si sviluppa l’apprezzamento verso la bellezza del piede, che inizia ad essere impreziosito dalle elaborate decorazioni realizzate con l’henné, tintura di foglie essiccate ampiamente diffusa anche oggi. Passano i secoli ma in Occidente i piedi femminili vengono ancora considerati too hot per il pubblico al punto che, nel 1571, al nostro Caravaggio vengono censurati i dipinti nei quali i piedi delle madonne sono troppo realistici. I piedi iniziano finalmente a metter le ali quando, nel 1697, Charles Perrault pubblica per la prima volta la fiaba (di origine egiziana) del celebre principe feticista che avrebbe scelto la moglie solo in base alla dimensione e bellezza del piede, ossia Cenerentola. Il momento in cui, però, l’adorazione del piede femminile entra definitivamente nell’immaginario sessuale e nella cultura erotica mondiale è con la pubblicazione nel 1768 del Piede di Fanchette di Restif De La Bretonne. In questo romanzo, come nei successivi, Anti-Justine e Monsieur Nicolas, vengono narrati personaggi la cui eccitazione dipende dai piedi femminili e che scelgono i partner in base alla bellezza delle loro estremità. Quello che noi affettuosamente chiamiamo “feticismo dei piedi” ha in realtà un nome ben preciso che è retifismo, proprio in onore di Restif De La Bretonne, così come sadismo e masochismo derivano da De Sade e da Von Sacher Masoch. Il suo nome è diventato il sinonimo universale dell’adorazione del piede per aver dischiuso al mondo intero, tramite i suoi romanzi, visioni di estremità dalle posture provocanti, estasi d’infinite seduzioni di piedini tentatori e intense rappresentazioni della simbologia del piede nella dominazione di una Mistress. Da queste pubblicazioni, via libera all’erotismo del piede anche nell’arte: qualche decennio dopo abbiamo lo scultore che più di ogni altro si è dedicato alla sensualità del piede femminile: il Canova. La Ninfa Dormiente del 1821 ma anche Le Tre Grazie e Paolina Borghese come Venere Vincitrice, sono un trionfo di sensualità di piedini perfetti che offrono il dorso allo sguardo e al bacio. Accavallamenti maliziosi, perfezione nelle proporzioni, sinuose posture ammiccanti ne sottolineano la carica erotica. Sempre all’inizio dell’Ottocento abbiamo la Maya Desnuda di Goya dove giochi di morbida luce fanno risaltare i perfetti e seducenti piedini di un candore che ricorda l’avorio (Bigas Luna ne tratterà nel suo film Volavérunt) e poi l’Olympia di Manet (1863) opera dichiarata pornografica proprio per via di quei piedini in bella vista adornati da eleganti ciabattine (accanto a un gatto nero, visto come ulteriore simbolo erotico) così come i giocosi, eccitati ed eccitanti piedini sventolati in aria al centro de Le Bagnanti di Renoir (1884). Non solo di arte ma anche di poesia e letteratura vengono cosparsi i piedini nell’arco della storia. Il poeta pagano e sadomasochista Swinburne con i suoi I piedi dell’amore confessa il desiderio di voler essere calpestato, regalandoci anche il bel verso “Female feet are the sole locus of desire” (1866). Non poteva farsi mancare la passione per i piedini il giardiniere de I Fiori del Male, Baudelaire, che nel 1857 ci racconta quanto desideri farsi “Umiliare dai divini piedi” recitandolo nel suo carnale A una Madonna. In quegli anni, la passione per i piedi cammina svelta su tutto il corpo del mondo, ispirando ovunque arte e cultura. Passando dall’Europa decadente al Giappone marziale, abbiamo il premio Nobel per la Letteratura Tanizaki Junichiro che ne Il Tatuaggio (1909) e ne I piedi di Fumiko (1919) racconta di come i piedi siano lo strumento per la sottomissione dell’uomo alla potente energia sessuale ed esistenziale femminile. Nella sua opera più importante, ossia Diario di un vecchio pazzo, tradotta in svariate lingue, il protagonista racconta la sua vita a ritroso con tutte le infatuazioni che ha avuto per i piedi femminili, arrivando al punto da far scolpire le impronte delle estremità della sua mistress sulla sua lapide, così da trascorrere l’eternità sotto i suoi piedi. In contemporanea, in occidente si è appena conclusa la fascinosa era vittoriana (1837-1901) che ha moltiplicato i giardini della seduzione introducendo nell’immaginario planetario i tacchi alti e la lingerie, con enorme beneficio per gli appassionati di piedi e gambe velate, come nell’opera Donna con calze verdi del 1917 di Egon Schiele. Affermatasi la passione per le scarpe sexy, che sottolineano e amplificano la bellezza del piede, il boom dell’erotismo nelle calzature ci viene servito dalle pin-up, creative icone sexy sbocciate alla fine dell’Ottocento che raggiungono la massima fioritura nel secondo dopoguerra del Novecento. L’immaginario pin-up e burlesque infonde all’adorazione del piede nuove, intense suggestioni erotiche grazie al teasing, lo strip che coinvolge le prime seducenti calze in nylon (1940) per rivelare, gradualmente, giocosi piedini ben curati. Di lì a poco, si andrà diffondendo anche il “lato oscuro” delle pin-up nelle immagini in bianco e cuoio che emergono dalle pagine delle primissime riviste fetish che serpeggiano in quegli anni con il diffondersi della cultura BDSM, che all’epoca si chiamava ancora S/M. Parliamo di riviste come Bizarre (1946-1959), intrisa di illustrazioni che ancor oggi rimangono immortali icone del fetish. Tra queste, le foto dei pionieri della fotografia foot-fetish Elmer Batters (1919 1997) e Irving Klaw (1910-1966). Batters, nella sua raccolta Black Silk Stockings immortala piedini in pose arcuate e calze leggere, mentre il leggendario Klaw, oltre che fotografo, fu anche regista di capolavori come Teaserama (1955), dove il fetish e il bondage incontrano il burlesque tramite il fil rouge dei piedini. Per questo lavoro, Klaw sceglie come protagonista proprio Betty Page, che già nelle sue prime foto fetish del 1951 mostra di saper volteggiare con grande malizia tra il lato solare e quello kinky dell’erotismo, tra la spiaggia e il dungeon. A Berlino abbiamo Helmuth Newton il quale, con i suoi scatti di straordinaria eleganza visiva, dà un enorme impulso all’erotismo del piede, in particolare con il suo ciclo delle Erotic nylon shoes tra il 1961 e il 1970. Nell’ultima parte del Novecento, però, é proprio il piedino italiano a calpestare il globo tramite fumettisti di altissimo profilo le cui opere erotiche e fetish si impongono nel panorama internazionale. Parliamo dell’opera di Crepax (imprescindibile, al riguardo, Venere in pelliccia del 1983) con piedi onirici, crudeli, seducenti pugnali. Abbiamo poi Milo Manara, che dà uno straordinario risalto alle estremità femminili esibendo al lettore piedi grondanti eros e nudità sfrontata, offerti palpitanti al desiderio. Ma l’Italia sarà capitale mondiale del piedino a fumetti soprattutto con Franco Saudelli. La sua prima opera interamente dedicata all’erotismo delle estremità è La Bionda (1987), un tripudio di calze sexy sfilate e infilate, tacchi a spillo, corde da bondage e piedi nudi sfoggiati in ogni conturbante posa e in ogni pubblica circostanza. Imperdibile la sua antologia In Punta di Piedi (2001) e il fatto che abbia furbescamente introdotto l’attenzione per i piedini nella cultura mainstream attraverso i 12 albi di Dylan Dog, che ha disegnato tra il 1996 e il 2018. Siamo finalmente arrivati ad oggi, fine di questa corsa (qualche stanco piedino necessita un massaggio?). L’adorazione per i piedi è ormai un gusto ampiamente diffuso e vissuto sia nelle sessioni kinky che tra le coperte vanilla, sia nei film che nella moda, fino ad approdare anche sul palco di Sanremo, con l’inno ai piedi di Rosa Chemical in Made in Italy (2023). Ci vediamo, quindi, nella vostra festa kinky preferita per assaporare quel desiderio che, dalla venerazione delle prime dee precristiane, ha attraversato i millenni fino a posarsi sulle nostre contemporanee lingue sbavanti.

 

BIO. Giovanni “Vescovo” Di Iacovo vive tra Berlino e Pescara, è docente universitario e membro dell’Unità di Ricerca Interuniversitaria Italiana sul BDSM. Ha fondato la comunità BDSM dell’Abruzzo nel 2014 (oggi Desideria) ed è stato Vicesindaco e Assessore alla Cultura, all’Istruzione e alle Diversità di Pescara. È da oltre 25 anni dj techno e industrial nelle principali feste kinky d’Italia e d’Europa. Ha collaborato con trasmissioni televisive di Rai2 e di Rai3, è bodypiercer e docente al corso di formazione italiano ed europeo per tatuatori e piercer. É autore di numerosi romanzi anche tradotti all’estero e dall’ultimo romanzo, Confessioni di Uno Zero, è stato tratto un film per il cinema, vincitore dei festival di Belgrado e Singapore