di Ginevra Esse

Immaginiamo di trovarci in Ucraina, più precisamente a Leopoli. Camminando per il centro storico, potremmo imbatterci nella statua a grandezza naturale di un uomo in abiti ottocenteschi. A un’occhiata più attenta noteremmo che costui è intento a fissare con desiderio il paio di guanti da donna che regge tra le mani. Bizzarro! Incuriositi ci fermeremmo e ci accorgeremmo anche di una serie di dettagli inusuali tra le falde bronzee del cappotto: due mani femminili che emergono dal nulla per accarezzare l’uomo – o ghermirlo, chissà – e una piccola figura di donna completamente nuda. Magari a un certo punto il nostro sguardo cadrebbe sui pantaloni della statua e noteremmo che in una delle tasche è possibile infilare l’intera mano. Riuscite a immaginare cosa trovereste? Sono certa di sì.

Statua di Leopold von Sacher-Masoch a Leopoli, Ucraina.
Realizzata dallo scultore Volodymyr Tsisaryk.

Sacher-Masoch eroe eponimo

Il monumento licenzioso raffigura il barone Leopold von Sacher-Masoch, nato proprio a Leopoli nel 1836 e morto in un manicomio austriaco nel 1895. Siamo al cospetto dell’eroe eponimo del masochismo. Fu infatti a partire dal suo nome che lo psichiatra Richard von Krafft-Ebing (1840-1902) coniò il termine usato ancora oggi per indicare il vasto universo dei piaceri che derivano dal dolore. Sacher-Masoch, scrittore infinitamente prolifico e terribilmente sottovalutato, infuse in molti suoi romanzi le proprie parafilie: feticismo, role play, ma soprattutto dominazione femminile. A lanciarlo nell’Olimpo della letteratura erotica è stata Venere in pelliccia, opera immortale che da più di 150 anni (la prima edizione è del 1870) ispira film, canzoni e pensieri impuri.

Leopold von Sacher-Masoch

Shiny, shiny, shiny boots of leather…

Concepito come parte di un ciclo di novelle mai terminato (L’eredità di Caino), Venere in pelliccia è in gran parte ispirato alla relazione che Sacher-Masoch ebbe con la scrittrice Fanny Pistor. Si comincia con una situazione nota: due uomini, un cuore infranto e un amico disposto a raccogliere confidenze. Severin von Kusiemski ha molto da insegnare dopo il naufragio della sua relazione. In passato, egli ha incontrato la nobile e altera Wanda von Dunajew rimanendone folgorato al punto da confessarle l’ardente desiderio di diventare suo schiavo. Dopo l’iniziale perplessità, Wanda accetta di calarsi nella parte di “crudele divinità in pelliccia” per lei immaginata dal suo innamorato, ma Severin vuole di più. Elabora quindi un contratto di rinuncia a tutti i diritti appartenutigli fino allora, diventando proprietà di Wanda, che ne può così disporre a proprio piacimento. Il contratto viene firmato, e dopo una serie di umiliazioni feroci arriva il tracollo: mentre sono in viaggio a Firenze, Wanda si innamora di un altro uomo. Severin non ha alcuna inclinazione per il cuckolding, e nel momento in cui Wanda permette al suo nuovo e rude amante di frustarlo, decide di porre fine alla loro relazione. Morale della favola? “Chiunque permetta lui stesso di essere frustato, merita di essere frustato” (non potremmo essere più d’accordo). Quindi bisogna resistere al fascino della Donna crudele (qui, rispettosamente, dissentiamo).

Tiziano Vecellio, Venere allo specchio, 1555, Washington, National Gallery of Arts

Perché leggere Venere in pelliccia oggi?

Sacher-Masoch vide come un affronto l’associazione con le parafilie descritte da Krafft-Ebing. Malgrado questo, se Venere in pelliccia è diventato un caposaldo della cultura BDSM è anche perché le sue pagine contengono alcune delle fantasie più perturbanti che si possano ancora oggi incontrare in letteratura. E se è vero che lo scafato lettore moderno non comprenderà mai appieno lo sgomento che un’opera del genere ha suscitato nei suoi contemporanei, è altrettanto certo che nessuno potrà sottrarsi ai desideri che la crudele Wanda von Dunajew, avvolta nella sua pelliccia, continua ancora oggi a ispirare.

Ginevra Esse